Auto sì, il resto si vedrà. La mezza vittoria dell’Ue in Cina

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Non è una una pax commerciale, anzi. Però i buoni propositi ci sono e bisognerà vedere se reggeranno alla prova dei fatti. Cina ed Europa si sono studiate, guardate negli occhi. Lasciandosi con reciproche promesse. La due giorni del commissario Maros Šefčovič a Pechino porta in dote alcune certezze e qualche interrogativo. Partendo dalle prime, Dragone e Unione europea hanno raggiunto un accordo sul commercio dei veicoli ibridi, che proprio Bruxelles aveva minacciato di mettere al bando, alla vigilia della partenza di Šefčovič. D’altronde, che la concorrenza cinese sul versante delle auto sia a dir poco sleale, è fin troppo noto.

“Le due parti hanno raggiunto un accordo sul commercio dei veicoli ibridi, conforme alle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio”, si legge nel testo del comunicato del ministero del Commercio cinese, dove non vengono forniti ulteriori dettagli. Bruxelles auspicava che Pechino si impegnasse a ridurre volontariamente le proprie esportazioni di veicoli ibridi. Pechino e Bruxelles, viene chiarito, proseguiranno inoltre le procedure relative agli impegni sui prezzi assunti dalle aziende. Insomma, una prima pietra c’è. Ora bisogna costruire il resto.

Poi c’è l’altro versante quello del deficit, forse il più delicato. La Cina vende in Europa troppo e a prezzi troppo bassi. Lo stesso non può fare l’Europa, però. La moral suasion di Bruxelles, sotto forma di diverse strette commerciali al grido di made in Europe, ha funzionato. Se non altro perché, altro comunicato, “Cina e Unione europea hanno concordato di rafforzare i colloqui commerciali”, con Pechino che ha promesso di agevolare l’esportazione di terre rare verso il Vecchio Continente. “Le due parti hanno ribadito la necessità di rafforzare il dialogo sui controlli alle esportazioni”. E il Dragone è disposto a “continuare ad agevolare l’esame e l’approvazione delle licenze di esportazione di terre rare e magneti permanenti verso l’Europa”.

Ve bene, l’intenzione c’è. Ma poi? Ora entrano i gioco le diplomazie. Anche se, qualcuno, in Ue vorrebbe più polso, più risolutezza. Insomma, barricate ora e subito. La missione a Pechino di Šefčovič, va detto, si incrocia con l’offensiva politica firmata da Macron e Merz. In una lettera congiunta inviata alla Commissione europea lunedì, Francia e Germania chiedono l’introduzione urgente di uno strumento di risposta rapida con l’obiettivo di dotare la Commissione di poteri commerciali speciali per applicare sanzioni e barriere tariffarie in tempi brevi, superando i lunghi iter burocratici delle tradizionali indagini antidumping e anti-sovvenzioni. L’iniziativa sancisce così la convergenza dei due motori dell’Unione: Parigi, da sempre sostenitrice del protezionismo strategico, ha trovato l’appoggio di una Berlino tradizionalmente più cauta ma che oggi si riscopre spaventata dalla crisi della propria industria automobilistica. In mezzo, la diplomazia.

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