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Nuovo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni, con il primo che attacca nuovamente Palazzo Chigi dicendo che dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, Meloni “vuole tornare a essere amica per far risalire i suoi numeri”. Puntuale la replica del premier, secondo cui questi attacchi “continui e immotivati sono privi di senso, l’Italia rimane una nazione sovrana. In ogni caso, la mia popolarità non è affar tuo. Ti suggerisco di concentrarti sulla tua”. Formiche.net ha chiesto un commento al prof. Edward Luttwak, economista, politologo e saggista, oltre che consulente strategico del Governo degli Stati Uniti d’America, anche a proposito dei cacciamine italiani che Washington porta come motivo delle frizioni, ma che sarebbero già in zona Hormuz.
Come questa incrinatura fra il presidente Trump e il Presidente del Consiglio Meloni potrà inficiare i rapporti fra Stati Uniti e Italia secondo la sua opinione?
Molti in Italia non hanno capito che quando il ministro della difesa Crosetto e il ministro degli affari esteri Tajani hanno detto che anche in caso di cessate il fuoco fra l’Ucraina e la Russia le truppe italiane non possono partecipare se non sotto un ordine del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, hanno fatto fare un enorme passo indietro comparato a tutti gli interventi italiani che sono stati fatti in passato in forma bilaterale. Nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite i russi hanno il veto. Il capo del governo italiano, che si suppone sia di centrodestra, è andato a visitare Trump anche prima dell’inaugurazione per dire che l’Italia d’ora in poi sarebbe stato un alleato forte degli Stati Uniti. L’Italia quindi è stata un normale alleato fino ad oggi. Ma i normali alleati si presentano quando c’è bisogno di truppe. L’Italia è stato un normalissimo alleato sotto il Presidente del Consiglio D’Alema quando non ha partecipato alla guerra in Kosovo però ha mantenuto l’uso della base di Aviano, che era il centro di questa operazione. E quando D’Alema è stato criticato dai Giovani comunisti per aver appoggiato una guerra contro la Serbia, è stato fermo e risoluto, mentre l’allora ministro degli esteri Lamberto Dini ha “tradito” l’alleanza, dicendo che ci stavano bombardando, solo perché uno dei 102 voli aveva lasciato una bomba in Adriatico per ragioni di sicurezza. D’Alema invece è stato fedelissimo e duro come un vero alleato. Adesso Meloni che conosce Crosetto e deve aver incontrato Tajani, i ministri che hanno rilasciato quella dichiarazione che nessuno in Italia ha particolarmente commentato, pensa che ritirarsi completamente da un’alleanza sia una roba da niente.
Dove ha sbagliato l’uno e dove l’altra?
Ho tentato personalmente di dire a varie persone qui negli Stati Uniti che questa è una cosa con enormi conseguenze e loro hanno fatto finta di niente: questa è la situazione, non è questione di qualche battibecco o di fotografie. L’Amministrazione Trump ha assorbito il fatto che l’Italia si è ritirata. E infatti c’è sostanza in questo, perché durante gli ultimi 40 anni gli Stati Uniti in consultazione con le marine europee, ha pazientemente spiegato che ci sono delle classi di navi come dragamine e cacciamine che sono troppo piccole per transitare dall’Atlantico al Pacifico. Quindi l’America, che fornisce altri tipi di navi, chiede agli alleati europei di fornire i dragamine e i cacciamine. L’Italia è una grande specialista nella seconda categoria. Quando è cominciata la guerra a Hormuz, l’America è rimasta senza dragamine e cacciamine, perché dovevano essere gli alleati a fornirle. Silenzio dall’Italia, che ha la più grande marina nel Mediterraneo, con il massimo numero di cacciamine e dragamine vicini che potrebbero rapidamente raggiungere la zona, capisci?
Secondo un’agenzia pubblicata sull’Adnkronos, quattro navi della Marina militare italiana, cioè due cacciamine Crotone e Rimini che si trovano già a Gibuti, fanno rotta sullo stretto di Hormuz. Quindi il problema che lei pone non c’è?
Io non lo so ancora. La Marina italiana ha sempre capito queste cose profondamente ma il governo dice solo adesso di essere pronto ad andare nel Golfo Persico. Non hanno detto queste parole all’inizio, solo adesso che è stato firmato l’accordo, ma la Marina voleva e il Governo ha detto di no. Quello che il Governo sicuramente doveva sapere è che ha un ministro della Difesa e un ministro Affari esteri che hanno fatto quella dichiarazione fatale, cioè che l’Italia non è più disposta ad agire come fatto sotto i vari governi e invece solamente su ordini delle Nazioni Unite. Il termine Nazioni Unite suona bene. Il resto del mondo sa che le sue operazioni sono un disastro, che le Nazioni Unite sono controllate da una massa di dittatori e Paesi musulmani che hanno i voti e quindi questa cosa che hanno detto è assurda. Hanno fatto finta di niente. Meloni pensava che i suoi ministri potevano staccare l’Italia dall’alleanza con questa dichiarazione fatta spontaneamente e senza avere conseguenze. E invece queste sono le conseguenze, non qualche battibecco.

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