Alta tensione sui bond: tassi francesi ai massimi da 24 anni e per l’Italia lo spread si allarga. Cosa c’è dietro l’ondata di vendite

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Da un lato il maxi debito francese che viaggia verso il 120% del pil e la manovra lacrime e sangue presentata giovedì dal governo di Sébastien Lecornu. Dall’altro i prezzi del petrolio la cui corsa spinta dalla guerra in Medio Oriente alimenta i timori di un’inflazione persistente e dunque di nuovi aumenti dei tassi da parte delle banche centrali. In mezzo, l’enorme fabbisogno di finanziamento degli Stati Uniti e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale che sta spingendo le grandi aziende tecnologiche a emettere una quantità crescente di bond per finanziare la costruzione di data center. C’è tutto questo dietro il nuovo allargamento degli spread andato in scena nel Vecchio Continente durante l’ultima settimana con un picco giovedì. Come si ricorderà dalla crisi del debito del 2011-2012, lo spread è calcolato come differenza tra il rendimento di un titolo di Stato (il tasso versato a chi lo acquista e in quel modo finanzia il debito pubblico) e il rendimento di quelli tedeschi, solitamente considerati un rifugio sicuro. A grandi linee, dà l’idea del rischio percepito.

Il “termometro” italiano venerdì nel primo pomeriggio è arrivato fino a 132 punti base prima di ripiegare a 115, con il rendimento del titolo italiano che ha toccato il 4,71% mentre quello del Bund è sceso intorno al 3,39%. Il divario tra i tassi pagati dai Btp e quelli sui Bund decennali è tornato così sui livelli più alti dalla primavera 2025. Il decennale tedesco, nonostante la Germania sia ormai un “grande malato” dal punto di vista del modello industriale ed energetico, è infatti riemerso come porto sicuro durante la nuova ondata di vendite. Nell’ultima settimana il rendimento del Bund decennale è sceso di circa 24 punti base, ricorda il Financial Times. Quando il rendimento scende, il prezzo sta salendo perché gli investitori comprano in massa nella classica “flight to quality“, la fuga verso la qualità. Nel frattempo il tasso sui decennali francese e italiano è salito rispettivamente di 20 e 12 punti.

L’epicentro del rischio è infatti Parigi, i cui titoli decennali (Oat) giovedì sono arrivati a rendere il 4,96%, il massimo dal 2002, ben oltre i Btp italiani. Con uno spread di 140 punti rispetto ai Bund. Giovedì a Parigi è stato presentato il progetto di bilancio 2027 che dovrebbe riportare il deficit al 5% del Pil dal 5,4% previsto per quest’anno, comunque ben oltre il limite previsto dalle regole del Patto di stabilità. Per riuscirci, il governo mette sul tavolo una stretta pesantissima che andrà discussa in Parlamento: 43 miliardi di euro di nuove misure di risanamento tra maggiori entrate e contenimento della spesa, che salgono a 54 miliardi considerando anche gli interventi già decisi e destinati a produrre effetti nel 2027. L’anno prossimo la spesa per interessi volerà dai 79,2 miliardi nel 2026 a 91,2 miliardi, mentre il debito pubblico si arrampicherà al 119,3% del Pil.

Il caso francese ha fatto scattare il campanello d’allarme anche sugli altri debiti sovrani europei. Giovedì le vendite hanno coinvolto anche Italia e Grecia, i “Pigs” che in passato hanno affrontato pesanti crisi di sostenibilità del debito. Impennata anche per i gilt britannici, il cui rendimento ha superato il 6%, ai massimi dal 1998. Venerdì, con il forte calo dei rendimenti tedeschi, il movimento si è amplificato: a parità e anche in caso di lieve discesa del rendimento italiano, tornato a fine giornata verso il 4,6%, il solo fatto che il Bund venga comprato e quindi renda meno fa salire lo spread. Ad amplificare la correzione hanno contribuito i derivati: i movimenti dei giorni scorsi hanno costretto a smontare alcune delle posizioni che negli ultimi mesi avevano puntato sulla capacità dei titoli italiani di fare meglio di quelli tedeschi. La Penisola, nonostante il suo debito/pil oltre il 137%, negli ultimi anni ha navigato in acque tranquille vista la disciplina fiscale del governo Meloni all’insegna della massima prudenza nonostante la bassa crescita. Ma ora si ritrova a subire l’impatto di preoccupazioni che nascono Oltralpe.

Se la Francia è il detonatore europeo, la stessa tensione si è vista sul mercato americano. I Treasury hanno appena attraversato una delle peggiori fasi degli ultimi anni: il rendimento del decennale Usa è arrivato giovedì al 5,34%, il massimo dal 2002. La lettura prevalente, nelle ultime settimane, è stata soprattutto il timore che un’economia americana ancora molto robusta costringa la Federal Reserve a mantenere i tassi elevati più a lungo per evitare che l’inflazione riparta. Il che aumenterebbe il costo di rifinanziamento di un debito pubblico che in agosto ha superato il livello record di 40.000 miliardi. Poi venerdì è arrivato il dato sull’occupazione di settembre, molto più debole delle attese: appena 29mila posti di lavoro creati contro i 90mila previsti, con la disoccupazione salita dal 4,1 al 4,2%. Il rendimento del decennale Usa ha immediatamente ripiegato al 5,18%. Il paradosso è solo apparente: se la crescita dopotutto non è così spumeggiante, si ridimensiona il rischio di nuovi rialzi. Sul fronte europeo, invece, i rincari energetici che si sono già trasmessi all’inflazione potrebbero indurre la Bce a una ulteriore stretta in ottobre.

L’ultimo tassello da considerare è che gli Stati non sono gli unici a bussare alla porta degli investitori. I big, da Amazon ad Alphabet, Meta, Microsoft e Oracle, stanno investendo cifre gigantesche in data center, chip e infrastrutture. Per finanziare lo sforzo ricorrono sempre di più a emissioni obbligazionarie. Secondo Morgan Stanley, l’emissione globale di debito legata all’AI potrebbe arrivare quest’anno a quasi 570 miliardi di dollari. Risultato: sul mercato obbligazionario globale aumenta l’offerta proprio mentre gli Stati devono finanziare debiti sempre più elevati. Se non bastasse, secondo un’analisi di Ing lo stesso sviluppo dell’AI è di per sé sufficiente ad alzare i rendimenti di lungo periodo. Perché gli investitori si aspettano più crescita e produttività e quindi, in prospettiva, tassi reali (al netto dell’inflazione) più alti. Vale a dire un maggior costo del denaro per chi deve rinnovare i propri debiti: gli Stati, ma anche famiglie e imprese.

L'articolo Alta tensione sui bond: tassi francesi ai massimi da 24 anni e per l’Italia lo spread si allarga. Cosa c’è dietro l’ondata di vendite proviene da Il Fatto Quotidiano.

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