Allarmi bomba sui voli europei. Possibile regia comune?

1 hour_ago 1
ARTICLE AD BOX

Dopo i falsi allarmi di martedì sui voli diretti a Roma, Varsavia e Murcia, oggi una seconda ondata ha investito il traffico aereo europeo. Secondo Reuters, almeno 25 voli sono stati raggiunti da minacce di ordigni a bordo. Nessuna delle verifiche effettuate ha finora confermato la presenza di esplosivi. La concentrazione dei messaggi, la loro diffusione geografica e le analogie tra gli episodi hanno però aperto un nuovo fronte investigativo.

L’ipotesi, riportata da Radiocor, è che dietro alcune delle email possa esserci un coordinamento europeo. Non è stata individuata una regia, né è possibile attribuire i fatti a un’organizzazione o a uno Stato. I singoli casi non vengono più esaminati soltanto su scala locale. Sono stati attivati canali di cooperazione internazionale per ricostruire il percorso informatico delle comunicazioni e verificare eventuali elementi comuni.

Diretti in Italia

Il 3 novembre due Ryanair da Lisbona e Dublino sono atterrati a Fiumicino dopo una mail anonima inviata ad Aeroporti di Roma. Due Eurofighter del 4° Stormo, decollati da Grosseto, hanno scortato il collegamento da Dublino. I controlli di Polaria, artificieri e personale aeroportuale si sono conclusi senza riscontri. Il 5 novembre un nuovo messaggio ha riguardato il Finnair Helsinki-Roma, accompagnato dai caccia italiani fino all’atterraggio, e l’Aer Lingus Dublino-Roma, deviato sulla base francese di Évreux. Un Wizz Air decollato da Malpensa e diretto a Varsavia è invece atterrato a Vienna.

Giovedì i caccia bulgari sono intervenuti per tre voli Ryanair; a Praga quattro aerei hanno ricevuto minacce, mentre in Spagna la Guardia Civil ha registrato tre comunicazioni in meno di venti minuti. Le compagnie hanno applicato procedure differenti in funzione della posizione degli aeromobili e della valutazione del rischio: atterraggi regolari con successive ispezioni, deviazioni, sospensioni delle operazioni di imbarco. Sono risposte previste dai protocolli, che impongono di verificare ogni segnalazione fino a escludere il pericolo.

Le tracce investigative necessitano di identificare i server attraversati dalle email, gli indirizzi IP utilizzati e le eventuali corrispondenze tra contenuti, orari d’invio e destinatari. Le mail potrebbero provenire da caselle compromesse o da servizi orientati alla riservatezza, come Proton Mail.

In particolare, la mail arrivata il 5 novembre a Fiumicino indicava i numeri dei voli da Helsinki e Dublino ed era firmata dai sedicenti “combattenti dello Stato Maschile”. Una firma che potrebbe anche servire a depistare. Nel mentre, si valutano possibili legami con le email inviate a circa 280 scuole italiane, senza riscontri conclusivi.

La dimensione europea è entrata anche nelle valutazioni della Commissione. Il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha annunciato l’attivazione della condivisione di informazioni sulla sicurezza aerea, chiedendo collaborazione tra autorità, compagnie e gestori aeroportuali. Ha precisato che è prematuro stabilire un collegamento fra gli episodi. Anche la qualificazione dei fatti come attacco informatico resta aperta. Un allarme via email non implica di per sé un’intrusione nelle reti aeroportuali.

Resta l’effetto operativo. Una comunicazione falsa, inviata in pochi secondi, può imporre il decollo di caccia, il dirottamento di un aereo, l’intervento degli artificieri e l’interruzione di attività aeroportuali. I costi ricadono su compagnie, forze dell’ordine e passeggeri. La ripetizione delle minacce impegna inoltre risorse necessarie anche per le emergenze reali. E l’asimmetria rende il fenomeno rilevante per la sicurezza europea.

Nel dibattito sulla guerra ibrida, simili azioni possono rientrare fra gli strumenti di perturbazione a basso costo e difficile attribuzione. Ora, la priorità è quella di accertare i collegamenti fra i messaggi, risalire ai mittenti e chiarirne gli obiettivi. Solo allora sarà possibile distinguere una campagna deliberata di destabilizzazione da una serie di iniziative emulative. Nel frattempo l’Europa deve rispondere a una pressione che, pur senza esplosivi, produce conseguenze reali.

read-entire-article