Al mondo serve una nuova Bretton Woods. Tria spiega perché

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La storia è maestra di vita. E stavolta perché dovrebbe fare un’eccezione? 82 anni fa a Bretton Woods furono gettate le basi per i nuovi equilibri monetari, mentre in Europa e nel resto del mondo ancora si moriva sotto le bombe. Oggi, serve un tagliando a quelle regole. Anzi, ne servono di nuove. Partendo da alcune domande. Per esempio, quali equilibri guideranno l’economia mondiale nei prossimi decenni? E il sistema nato dopo la Seconda guerra mondiale è ancora in grado di reggere i cambiamenti geopolitici in corso? Sono questi i quesiti da cui parte Una nuova Bretton Woods per il XXI secolo. Riflessioni sul futuro delle relazioni e degli scambi internazionali di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli (Edizioni Il Sole 24 Ore), presentato pochi giorni fa presso il Cnel, alla presenza del presidente Renato Brunetta e di Ignazio Visco, governatore onorario della Banca d’Italia unitamente a Enzo Moavero Milanesi, presidente di Unidroit.

Un’opera che ripercorre la nascita degli accordi di Bretton Woods del 1944, che definirono il nuovo assetto economico e monetario internazionale del dopoguerra, sancendo il ruolo centrale del dollaro statunitense e dando vita a istituzioni come Fondo monetario internazionale e Banca mondiale. Gli autori analizzano le trasformazioni che hanno interessato gli equilibri globali negli ultimi decenni, con particolare attenzione all’ascesa della Cina e dei Paesi Brics. Il volume propone in tal senso una riflessione sulla possibilità di costruire un nuovo sistema economico e monetario internazionale capace di garantire stabilità e cooperazione anche nel contesto del XXI secolo.

E proprio con Tria, economista ed ex ministro dell’Economia, Formiche.net ha approfondito il messaggio di fondo che emerge dal volume. “L’opera prende le mosse da Bretton Woods perché proprio nel 1944 furono poste le basi dell’ordine monetario del dopoguerra e della centralità internazionale del dollaro. Un sistema che ha favorito lo sviluppo degli scambi, ma che ha anche ostacolato il riequilibrio tra Paesi in avanzo e Paesi in disavanzo, contribuendo alla formazione degli squilibri globali. La guerra dei dazi non può correggere questi squilibri: occorre governare il cambiamento prima che un’improvvisa crisi di fiducia nel dollaro e nel debito americano produca instabilità in tutto il mondo”.

Per questo, secondo Tria, “l’Europa e l’euro possono contribuire alla costruzione di un terzo polo monetario, accanto agli Stati Uniti e alla Cina. Una terza gamba di stabilità nel mondo è necessaria anche dal punto di vista del sistema monetario e finanziario. Questa è la riflessione sul futuro degli scambi internazionali che parte dal 1944, perché lì si sono create le basi dei problemi di stabilità e degli squilibri globali che oggi ci troviamo ad affrontare. Non dimentichiamoci che viviamo una situazione di instabilità molto forte, stanno venendo al pettine i nodi del sistema monetario. Il punto è che gli squilibri globali dipendono sì dalle politiche economiche e commerciali di Cina e Stati Uniti. Ma conta il fatto che il valore del dollaro è incompatibile con l’equilibrio degli scompensi commerciali. C’è dunque un problema monetario e serve un nuovo ordine”, spiega Tria.

“Con l’arrivo di Trump l’ordine è stato stravolto. Per una nuova stabilità può arrivare solo con un accordo globale monetario e commerciale che coinvolga anche l’Europa. E questo prima che scoppi una nuova guerra mondiale. Nel 1944 l’intesa fu trovata a conflitto in corso, ora dobbiamo farlo prima. Che cosa fare? Il sistema monetario odierno si basa sul dollaro, ma solo sulla fiducia. E questo non basta, perché la stessa fiducia può essere messa in discussione e lo dimostra la spinta dei Brics verso nuovi sistemi di pagamento”.

Insomma, secondo Tria “il mondo o parte di esso, sembra avere meno fiducia nel debito americano e dunque anche nel dollaro. Per questo serve un accordo nuovo, aggiornato. Un negoziato che non può prescindere da Cina e Stati Uniti ma che non può essere a due, ma a tre, con l’Europa”. L’ex ministro arriva dunque a una conclusione. “Dobbiamo immaginare un futuro con tre aree monetarie: quella cinese, quella americana e quella per l’appunto europea. Questa tripla polarizzazione può essere una strada per arrivare a un sistema diverso, ma certamente più in equilibrio di quello attuale”.

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