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Il sindaco che assume il figlio saltando la graduatoria. Il funzionario comunale che stravolge il risultato di una gara per avvantaggiare l’impresa amica. Ancora un sindaco che pretende di conoscere i quiz per rivelarli subito all’amica. Un altro primo cittadino che fa cambiare il piano regolatore per avvantaggiare un’impresa. Nonché le false concessioni per l’uso di cappelle cimiteriali. È passato giusto un anno, e ci risiamo. Nonostante la cronaca dimostri, casi alla mano, che senza l’abuso d’ufficio le sopraffazioni di tanti amministratori locali devono essere archiviate. Ma la Consulta non cambia idea sull’abrogazione dell’articolo 323 del codice penale che il Guardasigilli Carlo Nordio continua a vantare come una delle sue più grandi imprese giuridiche. Era il 3 luglio 2025 e fu pubblicata la sentenza che metteva ko i sostenitori dell’abuso d’ufficio. Ora rieccoci, contro toghe ostinate che hanno presentato altri ricorsi per casi eclatanti. Ma l’ostinata Corte, a firma del relatore, il vicepresidente Francesco Viganò, nominato da Mattarella nel 2018, penalista della Bocconi che vanta anche esperienza giuridica internazionale, li boccia tutti. Perché nella Convenzione di Merida sulla corruzione non c’è “nessun elemento che autorizza a concludere che lo Stato è obbligato a introdurre l’abuso d’ufficio”. Semmai la valutazione dei benefici e delle conseguenze è affidata alla discrezionalità del legislatore.
Non cambia niente neppure con la nuova direttiva Ue sulla lotta alla corruzione del 26 marzo perché contiene solo un “generico riferimento all’esercizio illecito di funzioni pubbliche senza menzionare l’abuso d’ufficio”. L’Italia non l’ha ancora recepita e la formula di compromesso usata nel testo può far dire a Nordio che un obbligo non c’è. Visto che l’articolo 7 recita: “Costituiscono reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni”, salvo aggiungere che “gli Stati possono limitare l’applicazione a determinate categorie di funzionari pubblici”. Ma la sentenza “parla” coi ricorsi esaminati perché rivelano, pur senza nomi, se non qualche iniziale, gli abusi commessi, da sindaci e amministratori.
Eccoci a Campobasso: tra 2020 e 2021, il sindaco E. F. di un comune molisano approva i risultati di una selezione pubblica per istruttore contabile a tempo parziale, a cui partecipa il figlio che arriva quarto in graduatoria ma viene assunto. Lo stesso sindaco nomina istruttrice dell’area amministrativa per un anno tal G.P pur “priva di comprovata esperienza pluriennale avendo espletato solo il praticantato da avvocato da nove mesi”. Ma grazie a Nordio e alla Consulta il doppio abuso d’ufficio viene cancellato. Siamo ancora a Campobasso, il Tribunale il 26 marzo 2025 si rivolge di nuovo alla Consulta sull’abuso d’ufficio di due persone in concorso, impiegato comunale e rappresentante dell’impresa. In ballo la gara per il nolo a caldo di mezzi per la manutenzione e riparazione della rete idrica affidata a un’impresa rimasta in gara pur presentando in ritardo l’offerta danneggiando un concorrente.
Eccoci al Tribunale di Torino, aprile 2025, un’imputazione d’abuso d’ufficio per atti del 2020 decisi dal sindaco di un Comune in danno di due responsabili amministrativi che avevano denunciato la violazione del segreto d’ufficio, ma s’erano opposti alle scelte del sindaco sul piano regolatore. Esilarante il passaggio in cui l’ordinanza racconta come il sindaco avesse anche chiesto di conoscere i quiz per assumere un istruttore contabile. Il funzionario s’oppone, dice “i quiz sono segreti”, ma il segretario comunale appoggia la richiesta, e il sindaco li legge. Poi chiama la candidata: “Come va? Sei alle prese con lo studio?”. E lei: “Sì, sono un po’ stanca, sale anche l’ansia “. Lui: “se posso darti un consiglio, preparati su domande di logica e cultura generale e sul tecnico sugli appalti e sul Tuel”.
Sempre nel Torinese ecco la storia del piano regolatore di un Comune. Nell’imminenza del deposito il sindaco telefona al funzionario, gli chiede di “accertare e riferire se con le nuove norme sarebbero stati fattibili alcuni interventi sul territorio a cui erano interessate due imprese”. Lui cerca di sottrarsi, ma il sindaco va su tutte le furie, dice che lui è il sindaco e gli si deve obbedienza. A un altro funzionario chiede di cambiare il piano laddove riguarda le aziende che lo interessano. Infine eccoci a Siracusa. A dicembre 2024 il gup deve pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio su pubblici ufficiali imputati anche di abuso d’ufficio che avrebbero elaborato false concessioni per l’uso di cappelle gentilizie nel cimitero di Siracusa. Non solo dietro pagamento di denaro ma anche in violazione delle norme esistenti. Ma anche questo abuso, grazie a Nordio e alla Consulta, si volatilizza.
L'articolo Abuso d’ufficio, la Consulta salva ancora l’abrogazione voluta da Nordio: ecco i soprusi che per legge non sono più reato proviene da Il Fatto Quotidiano.





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