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Leo Gullotta è una delle figure più amate e versatili dello spettacolo italiano, capace di muoversi con naturalezza tra cinema, teatro, televisione e doppiaggio in una carriera che attraversa più di cinquant’anni. Nato a Catania nel 1946, ha costruito il proprio percorso artistico partendo dal teatro di strada e dai palcoscenici siciliani, per poi affermarsi a livello nazionale grazie a un talento capace di spaziare dalla commedia brillante ai ruoli drammatici più intensi.
Vincitore di numerosi premi prestigiosi, tra cui il David di Donatello, Gullotta è oggi riconosciuto non solo come attore di straordinaria versatilità, ma anche come voce storica del doppiaggio italiano, avendo prestato la propria voce ad alcuni dei personaggi più iconici del cinema mondiale come Joe Pesci, Woody Allen e Roman Polanski.
“Abitavo in un quartiere popolare. Noi bambini avevamo solo il cocomero e il pallone, ma cera un senso profondo di unione -. ha ricordato l’attore e doppiatore in una intervista a Il Messaggero – Tra le figure più importanti c’era Padre Piccione, il parroco del quartiere. Se andavamo a Messa ci regalava la cotognata”.
Gullotta ha anche ricordato, ringraziandoli, i genitori: “Mi hanno sempre sostenuto. Quando già recitavo allo Stabile di Catania, dovetti scegliere tra il teatro e il concorso per diventare insegnante di disegno. Mio padre, che non voleva condizionarmi, mi spinse a decidere liberamente, prendendomi le mie responsabilità”.
Infine un aneddoto: “Papà era un operaio dolciario e nella mezza giornata libera, la domenica mattina, si divertiva a preparare granite e creme soltanto per me: i miei fratelli erano via a fare i militari, le mie sorelle a spasso con i fidanzati. Papà sventolava sul tavolo di marmo mentre io lo guardavo con le manine appoggiate sui bordi. E quando aveva finito di fare la crema mi dava la casseruola da leccare”.
L'articolo “Abitavo in un quartiere popolare, noi bambini avevamo solo il cocomero e il pallone. Padre Piccione, il parroco del quartiere, ci regalava la cotognata se andavamo a messa”: così Leo Gullotta proviene da Il Fatto Quotidiano.




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