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Nel corso della prima parte della seduta odierna, è iniziata la discussione generale. Ciascun consigliere ha un'ora di tempo per intervenire e i primi interventi hanno sfruttato i minuti a disposizione.
Parolari: il ddl Masè manca di una visione pedagogica
La discussione sui disegni di legge sullo “zerosei”, il 20/XVII. di Vanessa Masè e il 40/XVII di Francesca Parolari è ripresa con l’’intervento della consigliera del Pd che ha sottolineato la delicatezza dei servizi rivolti ai bambini. Un sistema che in Trentino, ha affermato Parolari, ha una storia e una sua identità precisa, anche perché spesso asili e nidi sono nati dalla spontaneità sociale. L’esponente dem ha detto di condividere le finalità del ddl Masè, ma c’è, ha aggiunto, una profonda differenza tra ciò che si scrive e ciò che diventa realtà. Nel suo intervento ha ripercorso il percorso normativo nazionale che riguarda l’infanzia che ha un obiettivo di fondo: garantire il diritto educativo a ogni bambino, assicurando, quindi, l’accesso ai servizi sul territorio e la qualità degli educatori. Nidi e scuole dell’infanzia, che hanno avuto storie parallele, ma che secondo le linee guida nazionali devono convergere seguendo un filo educativo Il sistema integrato 0-6, sempre secondo le linee guida, ha ricordato la consigliera Pd, invita a costruire una rete di servizi, ma che si basano sul potenziamento dell’ identità di ogni servizio e non sulla loro commistione. Si deve evitare, ha aggiunto, l’anticipo dell’inserimento nella scuola per l’infanzia perché vanno rispettate le tappe dello sviluppo dei bambini. Fondamentale, ha sottolineato, il lavoro con le famiglie anche perché permette di anticipare le risposte a problemi sociali. La legge nazionale prevede il ruolo chiave del coordinamento pedagogico e di quello territoriale. Figure, quelle dei coordinatori, sui quali si dovrebbe investire di più e che invece nel tempo sono stati depotenziati. Le sezioni primavera, nelle linee guida, hanno una loro identità, con un progetto specifico e personale preparato e i poli per l’infanzia hanno la funzione di favorire scambi tra educatori e servizi. Principi che sono stati recepiti dalle Regioni. Il ddl del Pd, ha aggiunto, è partito da questi principi che anche la Pat avrebbe dovuto seguire. Una Provincia, tra l’altro, su questo tema, con la sua competenza primaria, è arrivata in ritardo. Intanto, ha aggiunto, lo “zerosei” si sta sperimentando in tre strutture, senza un disegno di sistema e con un enorme ulteriore fatica per gli educatori. Entrando nel merito del ddl Masè, Parolari ha detto che non si dà importanza del coordinamento pedagogico territoriale e lo “zerosei” parte con la logica di un sistema integrato, ma nei fatti va in direzione contraria perché il testo si riduce a definire, in modo non chiaro, le sezioni integrate. Va detto, ha continuato, che questo sistema integrato previsto dal ddl Masè serve a dare risposte alle scuole di infanzia nei comuni periferici, ma, secondo l’esponente dem, ma porta inevitabilmente agli anticipi che vanno evitati; così come va evitata la confusione tra i ruoli del personale. Sarebbe più chiaro, ha detto ancora Parolari, scrivere che si possono usare gli spazi delle scuole d’infanzia per i nidi, o per le tagesmutter o per spazi gioco. Sul ruolo dei comuni, ha aggiunto, c’è una stortura: viene assegnata alla Pat la pianificazione, ma sui nidi questa spetta ai comuni che hanno la competenza su questi servizi. I comuni, ha sottolineato con forza Parolari, non sono istituzioni che rispondono agli ordini della Provincia. Quindi, per la consigliera Pd, il ddl della maggioranza sta andando dalla parte sbagliata, opposta da quella nazionale, e sta stressando il settore dei servizi all’infanzia. Insomma, gli obiettivi sono condivisibili, ma il ddl come è scritto farà danni.
Demagri: troppi banchi vuoti, ma l’argomento è importante
Paola Demagri (Casa Autonomia) ha amaramente evidenziato, visti i tanti banchi vuoti, la mancanza di rispetto di troppi consiglieri nei confronti della proponente e dell’importanza di un ddl che riguarda l’infanzia. Il Presidente del Consiglio, Claudio Soini, ha ribadito di aver invitato più volte i consiglieri ad essere presenti in aula, ma ognuno ha la propria responsabilità.
Malfer: un ddl che non garantisce qualità
Michele Malfer (Campobase) ha ricordato che il percorso in commissione del ddl è stato di ottimo livello, un lavoro vero e aperto a tutti i mondi interessati dalla e alla proposta. Ne è emerso un quadro complesso che richiede alla politica una risposta di sistema che metta assieme visione e concretezza. Sullo “zerosei” non ci si possono permettere leggerezze e il sistema non si presta a sperimentazioni, come sta accadendo. Si interviene sul momento più delicato dello sviluppo umano, ha aggiunto, e quindi della crescita di bambini e bambini. Si parla poi della fiducia delle famiglie nei servizi pubblici e di un personale che da anni, per ragioni esterne, è in una situazione di difficoltà, di stress. Quindi, si deve portare serenità. Una legge sullo “zerosei” deve anche sapere dire dei no motivati e indicare una direzione chiara mettendo al centro la relazione educativa e la cura. Va posta in evidenza la centralità degli adulti che hanno la missione di accompagnare i bambini nella loro crescita. Principi condivisi che però trovano poco spazio nel ddl. La continuità pedagogica, poi, secondo Malfer, richiede una cultura pedagogica e un forte coordinamento territoriale. Senza questo l’integrazione serve solo a dare risposte immediate ma non crea qualità educativa. Quindim per l’esponente di Campobase, la maggioranza ha fatto una scelta conservativa senza tenere conto della necessità di rispettare le tappe evolutive dei bambini. Serve invece una visione di un percorso educativo unitario. Le esperienze di integrazione richiedono una legge che dovrebbe fare scelte strutturali: armonizzare il quadro legislativo provinciale, creando una base solida anche nei rapporti con i comuni; valorizzando le buone pratiche esistenti senza uniformare, ma garantendo qualità a tutti i livelli anche per affrontare le diseguaglianze che stanno sempre più emergendo. Nel ddl, ha detto ancora Malfer, emerge la compressione del ruolo dei comuni nella gestione dei servizi educativi. C’è poi il discorso del coordinamento pedagogico territoriale fondamentale per giocare fino in fondo la carta decisiva della formazione. In sintesi, per il consigliere di Campobase, il ddl è conservativo, quando la nostra Autonomia ci permette, invece, di puntare ad obiettivi di una maggiore qualità. L’auspicio del consigliere, infine, è che sull’infanzia non sono possibili compromessi al ribasso, ma al tempo stesso il confronto su questo tema non si può chiudere qui. Anche perché i principi sono condivisi.
Degasperi: la Provincia fa passi indietro
Il consigliere di Onda ha iniziato il suo intervento ricordando la competenza della Provincia nell’ambito della formazione. “C’è stata un’epoca in cui il Trentino in questi ambiti andava avanti rispetto al resto d’Italia”, ha detto. “Con la legge Salvaterra la Provincia di Trento ha inserito la formazione professionale all’interno del sistema educativo, riconoscendo all’interno di percorsi di formazione robusti, aveva rimosso dalla nostra Provincia della istruzione professionale di Stato e lo stesso percorso è stato fatto nelle scuole dell’infanzia. Nell’uno e nell’altro ambito, ho percepito purtroppo un rallentamento della capacità innovativa della Provincia di Trento, legittimata dallo Statuto. Rallentamento che si può percepire da un lato dal fatto che arriviamo a parlare di questi argomenti ben dopo che lo Stato si è già mosso”.
Ha quindi detto che le parole che vengono spese in questa direzione, “naufragano di fronte alla realtà dei fatti”. “Il personale soffre condizioni che sono peggiori rispetto a quelle del nazionale. L’Autonomia che nei confronti dei propri lavoratori diventa matrigna. Possiamo parlare di progressioni di carriera che avvengono ad “epoche alterne”, precariato ventennale, mancanza di riconoscimento di progressione della carriera”. Degasperi ha quindi posto il tema dei contratti, del problema degli insegnanti delle scuole per l’infanzia che sono divise tra paritarie, personale dei Comuni, i quali “rivendicano la propria competenza, salvo poi esserci la gara per chi ne privatizza di più, che fa essenzialmente leva sul salario e sui trattamenti giuridici delle educatrici”. “Anche qui discriminazioni macroscopiche che stanno sotto queste dichiarazioni di principio che sentiamo qui e sui giornali”. Ha ricordato poi quando nel 2017, di fronte al legge “sulla buona scuola”, varata dal Governo Renzi, vi fu la sollevazione del centro destra: “allora vi erano le barricate, e oggi è diventato il faro delle politiche sulla scuola”. “Mi domando a cosa sia servito, se tutte quelle osservazioni erano fondate o meno se oggi vengono citati come modello la legge sulla buona scuola e i decreti legislativi attuativi su questo sistema integrato”. Ha ricordato come in Trentino vi fosse già una legge che si riferiva all’intero sistema educativo, mentre con questa legge si fa una distinzione tra il sistema 0-6 e il percorso scolastico, mentre nella legge Salvaterra vi era il riferimento alla continuità. Nell’esaminare il testo, ha evidenziato quelle che ha rilevato come criticità, come il fatto che venga data “carta bianca alla Giunta provinciale”, parlando delle incursioni dei partiti “per utilità elettorali. Luglio aperto è uno degli esempi”. “Con questo impianto leggiamo una serie di articoli con cui passiamo alla deregulation totale, con la quale il partito di governo del momento potrà fare campagna elettorale”. “La Giunta ha tutta una serie di incombenze che fatico a capire”. Ha quindi ripercorso il disegno di legge, evidenziando come vi siano delle ripetizioni nel testo e criticando la tecnica legislativa. “Siamo a disposizione per aprire un dialogo”, ha detto citando il testo, “secondo le modalità che riterrete più appropriate”.
Lucia Coppola: un disegno di legge che non tiene conto di coesione e inclusione
“Il rispetto dei bambini è il principio base che deve guidare qualsiasi scelta”, ha esordito la consigliera di Alleanza Verdi Sinistra. Ha parlato della necessità di riconoscere a ciascun bambino il diritto di ricevere la formazione, nel rispetto della propria individualità e specificità. “Il ddl che stiamo considerando non mi sembra addivenire all’approccio europeo. Non sembra venire incontro, per come formulato, alle richieste di rispetto dell’individualità di ciascun bambino, dell’inclusione, del rispetto delle diverse età evolutive, con un insieme coeso di educatori ed formatori”. “Io credo che questo disegno di legge non sia sostenuto da una forte governance”, ha detto, rilevando come “vi sia una forte mancanza di dialogo in primis con le insegnanti”. Ha parlato dei costi dell’accesso ai servizi, sostenendo che avrebbero dovuto lavorare su questo. La consigliera di AVS ha anche parlato della necessità di tenere conto delle specificità dei bambini nelle formazioni delle classi, dei problemi contrattuali tra i diversi tipi di scuole per l’infanzia. “Vi è stato uno scarso coinvolgimento delle educatrici”, ricordando come si siano espresse contro a scelte come l’apertura delle scuole a luglio. “Mi sembra che si vada come sempre avanti decisi, senza porsi troppi problemi, convinti che questa strada sia quella giusta”. Ha concluso il suo intervento auspicando che si intervenga sulla scuola “facilitando, sostenendo, incoraggiando, in stretto rapporto con le famiglie, prevedendo una presenza adulta felice di lavorare, cosa che ora non accade. Una presenza proattiva, competente, propositiva” per quello che ha definito “il lavoro più bello del mondo”.
Al
termine dell’intervento della consigliera di AVS, i lavori sono
stati sospesi e riprenderanno alle ore 14.30.





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